Stasera è una di quelle brutte sere… ho avuto la conferma su una cosa che paventavo, ma che speravo sempre fosse ancora lontana, innocua.
Invece prima o poi tutto torna: torna a farti visita con un insistenza, con un puntiglio dal quale non si sfugge e al quale non ci si può celare.
Qualcosa prima o poi ti chiama a giudizio, ti fa diventar serio, ti spinge a meditare. A me questa cosa praticamente ha fatto capire che il tempo trascorre, inesorabilmente trascorre. E’ una cosa che ho sempre avuto in mente, il trascorrere del tempo; ma oggi, inconfondibilmente, me ne sono reso conto. Quando stavo seduto sulla lettiga del dottore mi sono visto da fuori di me come un grasso uomo quasi di mezza età che ha esaurito l’entusiasmo e che guarda tutto con quella aria di comprensione bonaria che è propria di quest’età, in cui si è più disposti a capire, di più a perdonare. Ho atteso con tranquillità la fila dei pazienti e quando è venuto il mio turno non ho avuto le solite palpitazioni, le crisi d’ansia, quella paura che mi coglie sempre, dall’odor di irrecuperabile, quando sono da un medico.
Era come se sapessi già tutto. E guardando le mura gialle in alto e ocra dall’incuria più in basso, ho pensato a questi versi:
Ah, queste vecchie in verde
tutte bitorzoli e sporgenze
Che vanno a malapena
Oltre la soglia
E il mite dottore
Che le guarda passare
e sente l’odore delle banconote
tutto scrive la vecchia segretaria
sul bianco taccuino
senza saper parlare
senza nemmeno salutare
si aspetta in fila,
ognun col suo dolore
ore ed ore
ore ed ore
E’ stato un attimo. Subito queste parole sono svanite. Mi colgono come un fastidio quando arrivano. Sento una nausea sullo stomaco, una voglia di correre con un bozzolo di zucchero filato nella mano. Quel fantastico zucchero filato bianco e rosa, che odora di caramella. Sarei sceso giù in strada, a Via Tor de Schiavi e avrei baciato la prima donna che passando avrei incrociato. Si tratta di un attimo: poi si torna quel che non si è. E si entra nello studio refrigerato (quello si, non la sala d’aspetto) del dottore.
(immagine: munch “autoritratto”)
Luglio 14, 2008 alle 3:26 am
Svegliaaaaaaaaaaaa, giù dalle brande è lunedì. GCeC.
Agosto 9, 2008 alle 11:40 am
Lo sconforto prende a tutti, la vera sconfitta è arrendersi a questo. Bisogna amare ogni età con tutto ciò che comporta.
Magari ci riuscissi…………..
Agosto 13, 2008 alle 6:39 am
é la comprensione di ciò che sta dietro a quanto spesso si dice senza pensarci veramente.- RENDER-SI CONTO- Rendere realmente conto a se stessi e farli,quei conti, che di solito non tornano mai,restano sempre in-soluti.
Per il resto la vita è un sé-me che cade in terra,fiorisce e si consuma…in alcune stagioni,poi si fa altro ed è bello non sapere cosa sia.ferni