1934

2 06 2009
F. Hayez  -  Il bacio

F. Hayez - Il bacio

Venezia guardava dalla finestra, perché l’inverno con le sue brevi serate s’era avvolto attorno alle magnolie.
Il solito passaggio di nullafacenti, su e giù per la strada carraia, quand’era terminato il lavoro quotidiano. Dalle colline scendeva giù un maestrale cattivo, che si stringeva attorno alle cose, ghiacciando sul ferro, fermando l’acqua nelle tubature.
Lei stava ferma vicino alla finestra, giù tutta vestita.
Sottile e maestosa nel contempo, così elegante da sembrare regalmente distaccata dalle cose del mondo, strizzata dal suo abito di lana verde. S’era avvolta nel cappotto scuro, largo alla base, legato da una cintura che penzolava e che attraeva lo sguardo in basso, verso le caviglie snelle e la scarpetta con il tacco. Un cappellino indossato sulle ventitrè con una piccola veletta le copriva giusto un ricciolo e gli occhi, guarnito da una piuma smeraldina e cangiante.
I suoi occhi grandi guardavano nello scuro della sera per scoprire se tra le masse informi della gente che si spostava in fretta scorgeva quella che avrebbe riconosciuto tra mille del suo Giovanni. All’improvviso fu destata da un rumore alle sue spalle: suo fratello Vindice. Si era avvicinato come suo solito senza nemmeno farsi sentire. Tutta la sua persona era discreta, timida e insicura. Così tanto a volte da risultare odioso e insopportabile. La guardava con la faccia ironica. Quando assumeva quell’espressione sollevava un sopracciglio e la sua bocca diventava tutta storta da una parte. Era il segno che stava per dire una cattiveria.
“Come siamo belle, stasera! Pare che deve venire un Principe a prenderti! Guarda che è solo Giovanni Boccabella, mica il Re!” e si fece una grassa risata.
Sarebbe stato superfluo dirgli che era giusto un Principe che stava aspettando, un Re.
Nella sua ignoranza Vindice non distingueva l’uno dall’altro. Ambedue erano nemici che bisognava combattere; Menscevichi da togliere dalla faccia della terra.
In quel momento bussarono alla porta. Lei si fece avanti, tutta luminosa in volto, di colpo. Vindice se ne avvide. Le fece cenno di ristare.
“Apro io!” disse.
Così, molto lentamente, così lentamente che lei lo avrebbe ucciso, si diresse alla porta. Venezia contò tutti i passi che lo separavano dall’uscio: in ognuno di questi mise un insulto, una contumelia.
“Stronzo”
”Idiota”
”Scemo”
”Buffone”
Poggiò la mano sul pomello e lo girò come se fosse scivoloso, la faccia con il ghigno girata verso la sorella. Aveva assunto l’espressione del folletto delle carte: le guance rubizze, i capelli irti sulla testa ad uovo, vuota come il guscio di una noce fradicia.
Non contento, s’aggiusto la cravatta che faceva sottile sottile, poi tirò i lembi dell’impermeabile che si dividevano tra fratelli.
Finalmente aprì.
Giovanni si insinuò tra le fessure con la sua faccia magra e bella: i baffi sempre curati. Emanava da così lontano un odore di lozione che invase la stanza e le arrivò ai sensi, tanto che ne fu stordita. Vi intuiva le pieghe della pelle del collo, il profumo della spalla nuda sotto il sole. Rabbrividì.
“Ah… Vindice! Buonasera!” Non si aspettava di trovarselo di fronte, ma fu per quanto possibile, gentile. Nel suo cappotto nero lungo fino alle scarpe pareva davvero un regnante. Nella manona teneva un minuscolo bouquet di fiori bianchi, che da lontano le porse.
Venezia, fece due passi in avanti, poi tre: infine, davanti allo sguardo muto del fratello, corse a prenderli. Con un dito sfiorò la mano di lui: fredda, ma salda. Rimase con i fiori in mano, circondata dagli odori che le vorticavano intorno come in un ballo di demonietti.
“Posso offrirti qualcosa?” chiese Vindice, che di colpo s’era fatto mansueto; la cui faccia ora era un po’ quella del cane bastonato. Lei lo sapeva che la sua baldanza avrebbe fatto una misera fine davanti alla disinvolta sicurezza di Giovanni.
“No, Vindice ti ringrazio. Mi permetti vero?”
Si diresse a grandi passi verso di lei, afferrandole le mani, che stringevano i fiori. Le corolle dividevano i loro volti.
“Ciao Venezia! Come stai?” e strinse forte, come se le dovesse stritolare le dita.
“Sto bene… bene!” si affrettò a dire, di modo che lui allentasse un po’ la presa. Ma non era quello un dolore insopportabile. Insopportabile era la distanza da lui per tutte quelle ore. Insopportabile era la pochezza della sua casa, il profumo di cavolo che vi stagnava. Insopportabile era l’amore che provava e che ancora non gli aveva potuto e saputo dire.
Mancava solo una cosa dopo quegli sguardi intensi, ma Vindice li interruppe.
“Io sarei pronto!” disse, aggiustandosi di nuovo la cravattella nera.
Uscirono uno dopo l’altro, seguiti da Vindice, che chiuse la porta e guardò intorno.
“Ahhh! Come taglia!”
Lei e Giovanni intanto avevano già cominciato a camminare per la via, affiancati ma non in contatto; separati da qualche centimetro di aria.
In ogni modo cercavano di entrare in contatto, camminando: un gomito che sfiorava un fianco, una spalla che toccava un braccio. E ogni volta si sentiva chiaro il tossire di Vindice, che li seguiva distante una decina di passi. Si dava importanza in questa veste di controllore. S’era acceso la sigaretta e la tirava forte, sentendo salire nel naso, oltre al calore di questa, il bruciore dell’aria ghiaccia.
Giovanni era un buon parlatore. Lei lo stava a sentire in silenzio e lo guardava solo un poco girata. Ma lo guardava dal basso all’alto come si guarda un Dio, un Principe, un Re.
Scesi che furono sul corso, svoltarono a sinistra, verso le vetrine delle botteghe. Non esisteva nulla se non loro e l’inverno che scendeva muto e cattivo dalla colline. Nulla era bello come lo sfarfallio delle cose accese: le piccole vetrine delle botteghe, i verdurai che dialogavano a voce alta con le clienti, il rintocco della campana delle sei così netto, potente, nell’aria sottile. Da lontano di vedevano le luminarie della piazza e il grido giocoso dei bimbi nel rincorrere un pallone.
E tra tanto freddo un sottile, sottile odore di primavera e di vita.


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2 risposte

26 06 2009
Milly

Questo quadro mi commuove.perche è un bacio d’addio…

26 06 2009
linguaromana

E’ chi lo ha detto? Può darsi che lui abbia accompagnato lei a casa e si bacino… semplicemente. Se invece conosci la vera storia, illuminaci.
Grazie del passaggio

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