Come farsi schifo a causa di una passione

5 07 2009
Sandro Amici

Sandro Amici

Vorrei in qualche modo raccontare come è avvenuto lo scatto di questa fotografia. Nella piazza più rappresentativa di Trastevere, (quartiere che mia moglie ama particolarmente nonostante non sia più il quartiere che ci narrava mia suocera, affabile e paesano, umano e caloroso), si radunano alla sera giocolieri e saltimbanchi, nonché una nutrita schiera di nullafacenti e di turisti (invero sempre meno e sempre più diffidenti). Hanno ragione: lì non si cucina più la tipica, raffazzonata e calorica cucina romana, ma qualcosa che sta tra la tradizione mediterranea e il medio oriente (i cuochi sono o indiani o pachistani). TI capita quindi di mangiare improbabili pizze Napoli con le acciughe fresche o fettuccine che navigano in un sugo rosato che fa ribrezzo ai nativi ma che si intona con il lambrusco che viene venduto ai tedeschi come “tipico vino romano”.
Fermarsi a mangiare è impossibile. Si viene dirottati quasi sempre in angoli di vicolo lontani anche quaranta, cinquanta menti dal ristorante e serviti da camerieri marchigiani o indiani che hanno la maledetta fretta di cacciarti perché sono in attesa decine di altri avventori.

Ma mi sono perso: parlavamo della foto e di Piazza Santa Maria in Trastevere. Mia moglie, che non ha la durezza caratteriale di mandarmi al diavolo quando mi metto a scattar foto ad ogni angolo, ha preso quella sera la decisione di andare a visitare la libreria d’angolo mentre io mi sbizzarrivo con la compattina.
“Quando hai finito io sono là!” mi ha liquidato, al limite della scocciatura.
Io ho cominciato a scattare e a scattare senza soluzione di continuità, pur non avendo la possibilità di avere foto decenti (si era di notte, con illuminazione scarsa e con la gente in movimento). Allora appoggiavo la fotocamera alle colonnine alte un metro che punteggiano la piazza e cercavo di fermare l’impressione di maestà che mi dava l’oro dei mosaici della cattedrale.
Io non fotografo mai i cristiani. Non li trovo fotogenici. Ma ad un punto, ecco che vengo distolto da un blaterare incomprensibile; mi giro e trovo alle mie spalle un uomo sporco, vestito di stracci, seduto su una carrozzina chissà come rimediata.Forse si trattava di un barbone, forse di un grande invalido di cui nessuno si prendeva cura o se ne occupava solo in quanto fonte di reddito.
Chiedeva l’elemosina vicino ad un cassonetto dell’immondizia e la cosa particolare era che tutti evitavano di guardarlo perché aveva il piede sinistro enorme, enfiato, rosso di sangue stagnante. Aveva certo bisogno di cure ma il cinismo del fotografo arriva solo alla fredda documentazione. In quel momento, ahimé, non ho pensato affatto al dolore di quella situazione, al fatto che lo avrei potuto aiutare in qualche modo: chiamare un medico, chiamare la Caritas… non so nemmeno. Quello che mi terrorizza è che invece, freddamente, ho pensato solo a quale potessero essere le condizioni tecniche adatte allo scatto. ISO alti, avvicinarmi al soggetto e aspettare il momento che tutti gli girassero le spalle, per enfatizzare la sua solitudine.
Poi ho girato le spalle anche io e me ne sono andato.
E un po’, al pari degli altri,  faccio schifo.


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2 risposte

5 07 2009
lucia

è vero fai molto schifo….

11 08 2009
Rita

Non è vero, non fai schifo e anzi, è bello e giusto che tu abbia pubblicato qui questa foto/denuncia… quell’uomo è sicuramente conosciuto sia alla caritas sia, soprattutto, ai servizi pubblici: fa schifo che nonostante questo sia lì a chiedere l’elemosina e fa schifo – perfino – chi l’elemosina gliela fa, soddisfatto e tronfio del suo sentirsi un “buon cristiano” senza capire o, peggio, fregandosene del fatto che così non fa che perpetuare la sua condizione e giustificare il mancato intervento di chi – le istituzioni, appunto – ha il dovere non morale, non civile, non politico, ma giuridico di farsi carico di lui come di molti, moltissimi altri…

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