
Quindi fermo la macchina. Siamo prossimi allo zero. Intorno è blu. C’è fumo blu e umidità tutta intorno. Dietro gli Appennini si scorge appena appena un roseo chiarore. E’ l’alba che si fa strada. Aspetto ancora un poco. Mi piace il silenzio discreto della natura. A quest’ora non cantano nemmeno i piccoli uccelli che albergano tra i rami. Si ode, indistinto e lontano, un rombo costante, come di terremoto inghittito dalla stessa terra. E’ il rumore della città lontana, che col gelo si fa coraggio e arriva fino a qui, che siamo a trenta chilometri.
Poi mi decido; oltre quella sensazione di caldo e di protezione c’è la campagna aperta, ci sono lunghi sentieri da percorrere e nei quali perdersi. Scendo dalla macchina e il gelo mi avvolge in un attimo. Potrebbe iniziare tutto e tutto potrebbe finire così, in un attimo. E’ quando senti questa paura dell’incommensurabile che sei più vicino a Dio, se dio esistesse.