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	<title>Amici Sandro "Didattica dell'inutile"</title>
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		<title>Amici Sandro "Didattica dell'inutile"</title>
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		<title>Bailamme</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:18:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C’è una sorta di bailamme nella mia testa, un vortice inesprimibile di concetti che molte persone riterrebbero morti e decomposti e che invece nella mia mente battono e battono, come il sesso di una pazza “all’alga” scuote la porta nel reparto delle agitate. Uscendo dai cancelli, accostandomi alle moderne chiese coi cristi colorati in modo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=623&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>C’è una sorta di bailamme nella mia testa, un vortice inesprimibile di concetti che molte persone riterrebbero morti e decomposti e che invece nella mia mente battono e battono, come il sesso di una pazza “all’alga” scuote la porta nel reparto delle agitate. Uscendo dai cancelli, accostandomi alle moderne chiese coi cristi colorati in modo hippy, tornando verso casa (casa quale poi. Nessuno ha casa se non in se stesso. Non esistono luoghi che accolgono abbastanza a lungo da sentirsi, da percepirsi come case) contavo le cose inespresse, i vortici non urlati e le sibilanti offese ricevute in un solo misero giorno di esistenza mia, cosa che ritengo invero grama ed insignificante! Sono tanti: sono vergognosamente tanti! Come ad esempio le albe negate: le luci d’oro alle quali si è rinunciato perché “c’era qualcosa di urgente da fare!”  Come ad esempio le cose dette e non dette (non dette da me e non sentite dire) perché “non è costumato”… “perché non è educazione”! Quante volte avremmo voluto offendere pesantemente, perdere tutto, fare tabula rasa di ogni cosa per poterla riguadagnare (non certo la stessa), insomma, per poter riguadagnare almeno quel poco di faccia, ‘si da potersela guardare allo specchio senza vergogna! Eppure “C’era sempre qualcosa di urgente da fare!”</p>
<p>Ora ho un padre senza più denti e un’anima fiacca e tremante. Ho un sentimento incerto che m’incatena i giorni senza essere di fuoco (piuttosto una fiammella), ho mille aspettative da un corpo che non può concedermi più di tanto. Sto invecchiando. Si: era per dire questo che ho scritto le venti righe precedenti. Non si tratta, vi deluderò, di un fatto anagrafico. Degli anni non mi importa nulla. Si tratta della linfa che vien meno, dell’energia che scema non per gli anni ma per la noia. Ci sono cose da fare, milioni di cose da fare e invariabilmente finiamo sempre per fare le stesse, le più brevi e le più comode: le più sicure. Soltanto quando sentiamo minacciato il nostro povero podere allora insorgiamo, battagliamo, perdiamo.<br />
E quindi dicevo?&#8230; ah si, questo bailamme nella testa che farfuglia, inciampa, stride e strappa. Non guardavo stasera le luci in cielo: percorrevo la strada di sempre con la pacata quiete di chi non vuol far ritorno. Molte volte ho pensato di andare oltre, di non girare quella curva ma di andare nel verso contrario, di non fare più ritorno. Ma come ho detto sopra? Invariabilmente finiamo sempre per fare le stesse cose: le più brevi e le più comode. Le più sicure. C’erano alti palazzi di fango e vetro luccicante, piazze adorne di già per il Natale. Ce lo impongono così in anticipo che non sappiamo più quand’è che viene per davvero. Studiosi del Natale (esistono degli studiosi che passano anni e anni chini sulle carte a decifrare codici antichi, nel tentativo di capire quando è davvero Natale) ci dicono che è più in là nel calendario; ma non si esprimono più precisamente. Saggiamente pensano che più ci tengono sulla corda, più loro potranno passare i loro beati giorni a guardare i codici antichi, saporosamente retribuiti. Intanto i metalmeccanici di Cagliari vengono a battagliare e a perdere il loro lavoro. Hanno intaccato il loro piccolo podere. Poi toccherà ai giardinieri di Postano, poi agli studenti di Caltanisetta, poi alle vedove dei carabinieri di Cefalù… ma mai tutti insieme, mai davvero incazzati, incazzati sul serio, mi raccomando!<br />
Continua: questo bailamme continua! Né si può calmare tornando a casa (qualche casa…). C’è gente che se ne va, gente che torna. Gente nuova, mai vista. Gente vecchia che ricaccia come i noccioli dopo la colta. Mia moglie in mezzo a tutto questo andare e venire mi fa cenno da lontano che è viva, che ancora c’è. Si, ma non c’è tempo: c’è sempre bisogno di fare cose, di fare cose. Devo fare questo, devo fare quest’altro… ed è di nuovo già l’alba; un’altra alba negata, con gli stop rosso fuoco di un utilitaria che segue un’altra utilitaria che ne segue un’altra. E così fino al lavoro. E mi dicono: meno male che ancora ce l’hai (i metalmeccanici di Cagliari).</p>
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		<title>La consapevolezza</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 12:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
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Questa casa è colma di ricordi. Qui dove sto provando a scrivere, come in ogni buona casa borghese, sono appoggiate le foto di una intera esistenza. Momenti ora allegri (forse) e forse tristi, ma che nella bruma del ricordo si avvolgono tutti indiscriminatamente d’un alone di dolcezza. Oppure si tratta soltanto di indifferenza. La stessa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=602&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_601" class="wp-caption alignright" style="width: 217px"><img class="size-medium wp-image-601" title="VasoConfiorisecchiDEFCOLORE_mini" src="http://sandrosountryman.files.wordpress.com/2009/11/vasoconfiorisecchidefcolore_mini.jpg?w=207&#038;h=300" alt="VasoConfiorisecchiDEFCOLORE_mini" width="207" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fotografia: Sandro Amici</p></div>
<p>Questa casa è colma di ricordi. Qui dove sto provando a scrivere, come in ogni buona casa borghese, sono appoggiate le foto di una intera esistenza. Momenti ora allegri (forse) e forse tristi, ma che nella bruma del ricordo si avvolgono tutti indiscriminatamente d’un alone di dolcezza. Oppure si tratta soltanto di indifferenza. La stessa fredda indifferenza che oggi, a distanza di quindici anni mi spinge a rivedere le cose con un altro sguardo, del tutto diverso.<br />
Tutto si accartoccia in un viluppo senza giocosità e senza soddisfazioni e se dovessi dire, non so nemmeno com’è cominciato, tutto.<br />
Sarebbe stato molto meglio non iniziare nulla: rimanere liberi, ariosi, svincolati. Guardando queste foto, questi frammenti di carne rosa fredda, che non rimanda emozioni, mi chiedo a cosa sia servita tanta fatica e tanto sacrificio cieco. Nulla di me è restato nelle cose e nelle persone! Alcun mio tratto, niente della mia impronta è restato sul cotto immutabile di questo pavimento, di questa superficie ocra che riveste ogni stanza, che accompagna i miei passi invisibili.<br />
Nessuno più di me è stato passeggero e osservatore; spettatore ininfluente di uno spettacolo pazzo (vita altrui più che mia) che si è snodato senza una regia: animato da attori privi di canovaccio e, quel che purtroppo è peggio, senza alcun talento.<br />
Abbiamo provato nel corso dei giorni e degli anni a far vibrare di qualche emozione lo stantio andare delle ore. Ma sono stati sprazzi, fiammelle, scoppiettii infimi che non hanno dato nessuna soddisfazione. Semmai, aumentarono i rimpianti.<br />
Vedere il fiume amato prendere un corso del tutto diverso da quello benefico e virtuoso che avremmo immaginato non è il massimo per un uomo che crede a dei principi. Ma questo è avvenuto e forse proprio per colpa sua. Arroccato come fu alla sua turrita posizione; convinto di essere nel giusto; ipocritamente chiuso nel suo bozzolo di buone maniere ereditate egli non ha visto il mondo evolvere. Quando questa evoluzione prendeva vita egli non se ne avvide minimamente e quando, d’un colpo, gli parve chiaro il crollo di tutto, non poté far altro che assistervi con la rabbia impotente e tremante di un uomo che assiste al di là di una gabbia al tradimento della persona amata.</p>
<p>Ora, quando tutto ormai è avvenuto, non resta che raccogliere i detriti, quel po’ che resta e fare finta che con una ruota sola la macchina possa procedere lo stesso.<br />
Ammettere il fallimento, toccare il fondo; capire questo è sintomo di consapevolezza e la consapevolezza, per quanto mi riguarda, deve venire prima di tutto.<br />
Ci raduneremo intorno al tavolino della domenica; stapperemo una bottiglia (in una casa di ex contadini non manca mai una bottiglia di bianco) e santificheremo le feste.<br />
Ognuno di noi sarà più vecchio e guardando indietro vedrà più fallimenti che trionfi. Sarà così che capiremo di far parte del gran numero, della massa. Sarebbe stato troppo elevarci in qualche maniera, distinguerci. Sarebbe stata una manifestazione di eccessiva civiltà e di troppa dignità. Rendersi conto di esser stati sconfitti dall’enorme, schiacciante forza della ban</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il giorno dei morti</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 09:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Questa deve sembrarti una seconda casa. La addobberemo di colore e fiori; tutto sarà rosso e ciclamino e tu intorno, avrai le cose che ogni giorni amasti. La foto (solo la foto… lui è altrove) del tuo campione preferito; le tue macchine rosse in miniatura ed i trofei a calcetto. Nessuno toccherà, angelo mio, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=598&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>“<em>Questa deve sembrarti una seconda casa. La addobberemo di colore e fiori; tutto sarà rosso e ciclamino e tu intorno, avrai le cose che ogni giorni amasti. La foto (solo la foto… lui è altrove) del tuo campione preferito; le tue macchine rosse in miniatura ed i trofei a calcetto. Nessuno toccherà, angelo mio, il tuo piccolo mondo. Ci sono i fiori nel cristallo che tenevi in camera e l’ombra il pomeriggio e tanto sole quand’è inverno, così che tu non debba patire per il troppo freddo. Io, ogni volta che faccio una cosa, la faccio come la farei se ci fossi tu… a volte mi viene da ridere. A tuo padre cucino delle cose che odia! Ma le sopporta perché ricorda che a te piacevano. Da quando tu, da quando è successo, io metto le cose come le mettevi tu: un po’ a casaccio! Se io mettessi tutto in ordine, Dio, mi sembrerebbe che tu non sei in casa. Ma così… così mi pare che mi passi ancora vicino. Che dico! Io ti sento passare! Sento quel profumo che ti mettevi quando uscivi, la sera, la sera del sabato e con la faccia tutta trionfante mi chiedevi “Mamma, ci sta bene questa camicia sopra i jeans?”<br />
Ancora, lo sai bene, fa freddo nel salone. Quando venivi tu e accendevi il camino! Quanto ci manca quel rumore… i cani che ti venivano dietro saltellando, il gelo che facevi entrare perché tu, ricordi? Avevi sempre caldo. Avrai sempre caldo…<br />
Io vorrei sapere come stai. Saperlo una volta almeno. Non mi importa di vivere o morire lo sai, ma vorrei che tu mi dicessi almeno una volta come ti senti. Tutti cercano di non parlarmi di te. Tutti sono gentili. Sono tutti affabili. Ma non possono capire. La loro mente non può arrivare nemmeno a cercare di immaginare e neanche per una frazione di secondo che dico… un niente… cosa si prova. Cosa si prova…</em></p>
<p><em>Ad una certa ora me ne andrò. Mi cacceranno. Il custode viene qui con la sua faccia bonacciona. Lui è padre di famiglia. Lui lo sa… mi prende sottobraccio, mi accompagna. Grazie a te mi vogliono tutti bene. Vedono dalla fotografia quanto sei bello! Un figlio così bello, mi hanno detto, non può che esser buono. No, non è vero, non me l’hanno detto… ma certo lo pensano. Ti guardano passando. Ti guardano tutti.<br />
Domani ho detto a Rita, mi deve lasciare quei giglioni rossi. Quelli ti piacciono lo so. Papà dice che costano tanto ma che vuoi che importi… non so più nemmeno cosa valgano i soldi. La cosa che valeva di più non la tengo più accanto. Ad ogni altra cosa non ci penso nemmeno.<br />
Hai visto? Ho fatto i capelli. Non con quel caschetto che a te non piaceva. Questo taglio qui me lo ha fatto la nuova ragazza della parrucchiera. Non voglio più tingerli i capelli. Anche se tuo padre s’arrabbia, io voglio sembrare quello che sono. Una volta mi facevo bella anche per te. Ora sono quello che sono. Una donna  morta appresso a te, sono.</em>”</p>
<p>E così tutte le cose diventano sentore di garofano, acqua che cola piano dai rubinetti, facce stinte in vecchie foto. I gradini per arrivarci sono scivolosi e consunti. Una vecchia vedova cerca di fare entrare una pianta troppo grossa dentro un contenitore troppo piccolo, da una parte si piange un morto arrivato da poco. Guardandoti attorno, passato del tempo, scorgi sempre più facce che conoscesti. Il tuo andare si fa sempre più timido e insicuro. Questo è un luogo che tutti fingono fi dimenticare, come tutti i luoghi che teniamo dentro infitti nella carne. Perché bisogna pur vivere, prima di morire.</p>
<div id="attachment_599" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-599" title="Oleandro_in_preghiera_vers2009_mini" src="http://sandrosountryman.files.wordpress.com/2009/10/oleandro_in_preghiera_vers2009_mini.jpg?w=300&#038;h=200" alt="Oleandro_in_preghiera_vers2009_mini" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto di Sandro Amici</p></div>
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  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sandrosountryman.wordpress.com/598/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sandrosountryman.wordpress.com/598/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sandrosountryman.wordpress.com/598/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sandrosountryman.wordpress.com/598/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sandrosountryman.wordpress.com/598/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sandrosountryman.wordpress.com/598/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sandrosountryman.wordpress.com/598/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sandrosountryman.wordpress.com/598/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sandrosountryman.wordpress.com/598/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sandrosountryman.wordpress.com/598/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=598&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Sandro</media:title>
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		<title>Sesso</title>
		<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/29/sesso/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 21:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Amanti]]></category>
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		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
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		<category><![CDATA[Versi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest’insensato gesto meccanico
Che ci attanaglia
Questa crudele recita
Che non ci piace
Ma che purtroppo
Ci dobbiamo
Questo veloce fuggire e ripensare
Dicono sia piacevole,
ma io l’odio
come il percorrere le sabbie ardenti
nell’ora più cocente del meriggio.
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=591&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_592" class="wp-caption alignright" style="width: 204px"><img class="size-full wp-image-592 " title="degas" src="http://sandrosountryman.files.wordpress.com/2009/10/degas-lassenzio.jpg?w=194&#038;h=269" alt="degas" width="194" height="269" /><p class="wp-caption-text">Edgard Degas</p></div>
<p>Quest’insensato gesto meccanico</p>
<p>Che ci attanaglia</p>
<p>Questa crudele recita</p>
<p>Che non ci piace</p>
<p>Ma che purtroppo</p>
<p>Ci dobbiamo</p>
<p>Questo veloce fuggire e ripensare</p>
<p>Dicono sia piacevole,</p>
<p>ma io l’odio</p>
<p>come il percorrere le sabbie ardenti</p>
<p>nell’ora più cocente del meriggio.</p>
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			<media:title type="html">Sandro</media:title>
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			<media:title type="html">degas</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Siamo scatole d&#8217;ossa</title>
		<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/23/siamo-scatole-dossa/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 20:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorni]]></category>
		<category><![CDATA[Padroni]]></category>
		<category><![CDATA[Trilussa]]></category>
		<category><![CDATA[Versi]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo scatole d’ossa
Ridenti e gioconde
Come gira la giostra
Siamo mascelle pasciute
E risa cresciute
E pani e burri e confetture
Buttate sopra lisci tavolini
E limpidi pic nic pomeridiani
E cani
Ben nutriti, addormentati.
E come ridiamo se il padrone ride
E come saltelliamo
Se ci mostra l’osso!
Ma abbiamo sempre
Alla fin dei giorni
Un santo a cui votarci
E che ci da ragione!
Un santo specchio io direi,
un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=584&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Siamo scatole d’ossa</p>
<p>Ridenti e gioconde</p>
<p>Come gira la giostra</p>
<p>Siamo mascelle pasciute</p>
<p>E risa cresciute</p>
<p>E pani e burri e confetture</p>
<p>Buttate sopra lisci tavolini</p>
<p>E limpidi pic nic pomeridiani</p>
<p>E cani</p>
<p>Ben nutriti, addormentati.</p>
<p>E come ridiamo se il padrone ride</p>
<p>E come saltelliamo</p>
<p>Se ci mostra l’osso!</p>
<p>Ma abbiamo sempre</p>
<p>Alla fin dei giorni</p>
<p>Un santo a cui votarci</p>
<p>E che ci da ragione!</p>
<p>Un santo specchio io direi,</p>
<p>un santo confessore!</p>
<p>Ci fa sentire belli, consolati</p>
<p>Dei giorni ormai finiti, trapassati</p>
<p>Trascorsi a far saltini al bel padrone</p>
<p>Trascorsi quasi tutti a pecorone!</p>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Tutto da te si stacca</title>
		<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/18/tutto-si-stacca/</link>
		<comments>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/18/tutto-si-stacca/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 14:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Albe]]></category>
		<category><![CDATA[Allontanamento]]></category>
		<category><![CDATA[Distacco]]></category>
		<category><![CDATA[Mattine]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Versi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte le mattine inizia un nuovo giorno
Di erba e nebbia
Di sudore e sangue.
Tutte le mattine c’è una atroce novità,
un pianto gridato,
un silenzio appena immaginabile
e la tristezza acerba e dura
della solitudine.
Un corpo che si stacca
Dalla cellula che lo generò
Un corpo ormai diverso
Che non darà che pianto.
Lo vedo e non lo riconosco
Quel corpo che io tenni in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=578&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Tutte le mattine inizia un nuovo giorno<br />
Di erba e nebbia<br />
Di sudore e sangue.<br />
Tutte le mattine c’è una atroce novità,<br />
un pianto gridato,<br />
un silenzio appena immaginabile<br />
e la tristezza acerba e dura<br />
della solitudine.</p>
<p>Un corpo che si stacca<br />
Dalla cellula che lo generò<br />
Un corpo ormai diverso<br />
Che non darà che pianto.<br />
Lo vedo e non lo riconosco<br />
Quel corpo che io tenni in grembo<br />
E a cui donai calore<br />
Ora è un corpo che si stacca<br />
Un combattente solitario<br />
Un kamikaze che attenta ai sentimenti<br />
Che non sapevo più di poter provare.</p>
<p>E tutte le mattine,<br />
acerbe ed impetuose<br />
inizia un nuovo giorno<br />
una condanna rosa<br />
un pentimento, un doloroso stacco<br />
un allontanamento.</p>
<p>Tutto da te se ne va<br />
Distante:<br />
gli anni gli affetti e la pazienza.<br />
Hai solo le ossa a farti compagnia<br />
E poi, non resteran che quelle<br />
A dir che c’eri.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Incubo numero uno</title>
		<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/09/incubo-numero-uno/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 20:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti in forma di diario]]></category>
		<category><![CDATA[Camera Operatoria]]></category>
		<category><![CDATA[Dalida]]></category>
		<category><![CDATA[Incubo]]></category>
		<category><![CDATA[Morte]]></category>
		<category><![CDATA[Notte]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Verde]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono in una sala operatoria verde. Sono tutte verdi le sale operatorie? Questa è una sala operatoria verde. Questa luce è ghiaccia sulle mani e sul lenzuolo verde steso davanti a me, su cui poggio le mani. Ma non sono io ad essere sdraiato; io sono in piedi. C’è un uomo sulla lettiga. Girandomi a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=576&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sono in una sala operatoria verde. Sono tutte verdi le sale operatorie? Questa è una sala operatoria verde. Questa luce è ghiaccia sulle mani e sul lenzuolo verde steso davanti a me, su cui poggio le mani. Ma non sono io ad essere sdraiato; io sono in piedi. C’è un uomo sulla lettiga. Girandomi a destra vedo parte della fronte e gli occhi chiusi in un profondo sonno. E’ pallida la sua faccia, a cagione della malattia e delle luce, ghiaccia, che gli frusta la pelle. Sul naso e sulla bocca una maschera nera e trasparente, appannata. Mi guardo intorno. Verde.<br />
Una donna, una dottoressa mi guarda mentre cincischia con dei ferri, delle forbici strane, oblunghe, luccicanti. Io guardo lei. Sembra che aspetti. Vedo che sotto il lenzuolo è stato lasciato libero un ampio tratto di pelle. Bianca. E come risalta questo bianco sotto il verde malevolo del lenzuolo e delle cose attorno. Una porta. A destra una porta. Fuori nel corridoio è scuro. Fuori tutte le luci sono spente.<br />
Dal fondo della sala, come se scivolasse su pattini inesistenti, sorge una seconda figura: un uomo dai capelli bianchi trattenuti dal copricapo verde, la bocca riparata da una benda.<br />
Aspettano e mi guardano. Mi porgono delle lunghe forbici che non ho mai visto, piatte sulla punta. Le schegge di luce sul metallo mi spingono a chiudere gli occhi. Ma non posso dormire. Un lungo, monotono respiro si libera da una macchina che ticchetta la vita dell’uomo sdraiato. Gli occhi celesti dell’uomo mi penetrano. Aspettano.<br />
“<em>Ma cosa ci faccio qui… che devo fare…</em>” chiedo alla donna. Siccome è una donna, sarà certo più ben disposta nei miei confronti. Mi spiegherà cosa ci faccio qui, dopo tutta una giornata di lavoro. Cosa ci faccio qui?<br />
“<em>Egre… Barabba</em>” dice mentre sorride. Dallo sguardo che fa è come se dicesse “Che dici mai, sciocchino…”<br />
“<em>La prego… cosa ci faccio qui!</em>” ora la supplico, colto da un dolore, come quando alla lavagna, interrogato senza aver studiato, cercavo nell’aria una ispirazione divina che non arrivava mai.<br />
“<em>Egre… Nzu… Allabban!</em>” Ora sembra arrabbiata.<br />
“<em>La prego… io non posso fare questo! Non posso, signora! E lei, lei… lei certo è un dottore! Mi dica cosa ci faccio qui!</em>”<br />
L’uomo guarda la donna e guarda me, come se improvvisamente io fossi diventato pazzo; come se mi conoscesse da tempo e ora, improvvisamente, non capisse più quello che dico o faccio.<br />
“<em>Amarrau… Cermanua… Azzagg!</em>” Mi mette con rabbia in mano la forbice che nel frattempo avevo lasciato.<br />
Ora provo a scappare, mi dico. Ora di certo proverò a scappare.<br />
Ho le dita nei cerchi della forbice. Non so che farne. Proverò un gesto estremo. Con una mossa inaspettata mi colpisco la faccia: una, due, tre volte, mentre i due mi guardano basiti. Hanno gli occhi fuori dalle orbite e mettono le mani avanti, mentre gocce di sangue macchiano i loro camici, cadono a grappoli sul lenzuolo, insozzano la pelle bianca del malato.<br />
“<em>Ohhhh… Marrabah…</em>” grida la donna, mentre corre a prendere da un angolo della stanza delle garze, che ammucchia in una mano. Sento un freddo inospitale, sulle spalle e nello stomaco. Ho freddo e provo dolore, come se fossi l’ultimo delle creature inutili.<br />
Mi dico: a che servo se non servo a chi amo? A che serve la mia vita se non servo a chi mi ama?<br />
Il mio camice non lo merito. Lo strappo via con una solo gesto: saltano i bottoni e i lacci; si sente uno scalpiccio nel corridoio. Urla e grida trafelate, mentre le forze mi abbandonano. Afferro da una mensola quante più cose posso e le porto alla bocca. Il freddo del ferro mi ravviva i sensi. Corro con la bocca piena di ferro verso la porta, la porta oltre la quale le luci sono spente.<br />
Quando mi abbandonerà questo dolore dentro?<br />
Correndo mi ricordo di quella cantante francese morta a Mon Martre e che lasciò un biglietto.<br />
“<em><strong>Pardonnez-moi. Ma vie est insupportable</strong></em>”<br />
Solo due giorni fa non capivo cosa volesse dire. Ora, correndo per questo corridoio (e corro e corro) lo capisco benissimo. A che servo se non servo a chi amo? A che serve la mia vita se non servo a chi mi ama?</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sandrosountryman.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sandrosountryman.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sandrosountryman.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sandrosountryman.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sandrosountryman.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sandrosountryman.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sandrosountryman.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sandrosountryman.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sandrosountryman.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sandrosountryman.wordpress.com/576/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=576&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Essere o risultare</title>
		<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/07/essere-o-risultare/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 20:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elogio dell'onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Lombardi Vallauri]]></category>
		<category><![CDATA[Futilità]]></category>
		<category><![CDATA[Irrealtà]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Wilde]]></category>
		<category><![CDATA[Reale]]></category>
		<category><![CDATA[Reality]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Superfluo]]></category>

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		<description><![CDATA[Emidio, mio cugino, ha detto che farà i casting per i reality perché gli danno modo di mettersi in evidenza. Di più: dice che nello scarso panorama di possibilità che la società ci palesa, il fatto che un ragazzo possa emergere dalla massa grazie ad un reality gli pare un fatto molto positivo; una chance [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=573&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Emidio, mio cugino, ha detto che farà i casting per i reality perché gli danno modo di mettersi in evidenza. Di più: dice che nello scarso panorama di possibilità che la società ci palesa, il fatto che un ragazzo possa emergere dalla massa grazie ad un reality gli pare un fatto molto positivo; una chance in più.<br />
Io gli ho fatto notare che queste trasmissioni, lungi dal mostrare la realtà, come il titolo vorrebbe, sono costruite con tanto di copione per far apparire le cose proprio l’esatto contrario di come sarebbero in realtà. Gli ho fatto notare che nella realtà non ci sono ragazze bellocce che lo vengono a corteggiare (casomai è il contrario) né avviene mai che dieci persone estranee si vengano a trovare a vivere per qualche mese tutte nella stessa casa nell’impossibilità di uscire. Ma lui ha detto che in definitiva oggi l’importante è “risultare”. Si, proprio risultare ha usato come definizione. Quindi, per converso, se non appari non risulti e sei come inesistente.<br />
Un po’ come succede alle popolazioni tibetane in questi anni. Molti giovani preferiscono vivere ai margini della società nelle periferie delle grandi città, dormendo sotto i ponti, piuttosto che restare nel loro villaggetto ai piedi dell’Everest dove il pasto quotidiano è assicurato. Questo perché presentono che nel loro paesino sono al di fuori di dove accadono le cose. Sono lontani dal luogo dove accade tutto, il bello e il brutto e quindi si riversano nelle periferie di Kathmandu, tra i topi  e le pozzanghere. Preferiscono, come dice Edoardo Lombardi Vallauri, alla loro conosciuta sicurezza una  sconosciuta insicurezza. Molto probabilmente a loro non accadrà mai quello di cui sentono parlare. Non saranno mai al centro di un accadimento importante. A loro basta di sapere che si trovano lì dove quelle cose succedono.<br />
Quindi il fatto di partecipare a qualcosa che guardano tutti, di cui tutti parlano e non importa se si tratta di una cosa positiva o negativa, da la possibilità di sentirsi al centro di un mondo nel quale altrimenti ci sentiremmo anonimi, non risultanti.<br />
Questo perché si è teso negli ultimi anni a privilegiare le cose irreali a quelle concrete: in tutti i campi.</p>
<div id="attachment_574" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><img class="size-full wp-image-574" title="oscar_wilde" src="http://sandrosountryman.files.wordpress.com/2009/10/oscar_wilde.jpg?w=336&#038;h=470" alt="Oscar Wilde" width="336" height="470" /><p class="wp-caption-text">Oscar Wilde</p></div>
<p>“Ho un disperato bisogno del superfluo”. Quando pronunciò questa frase Oscar Wilde affermava qualcosa di estremamente blasfemo, fuori dell’ordinario. Nella società vittoriana e bacchettona nella quale si trovava a vivere Wilde fu uno dei geni più sregolati e che fece della sregolatezza e dell’estremo una regola di vita.<br />
Oggi questa affermazione non farebbe più scalpore perché, anche se molti affermerebbero il contrario, l’effimero, l’inutile, il superfluo sono diventati quotidiani nella nostra vita. Ci circondiamo di oggetti che in pratica non sono altro che gadget, trovate di marketing, e le eleggiamo a compagne di vita: oggetti indispensabili, come il telefonino ad esempio. Tanto che oggi è considerato snob chi afferma di non utilizzarlo.<br />
Tutto questo allo scopo di sentirsi parte di qualcosa. L’adoperare oggetti che tutti usano ci fa in qualche modo appartenenti a quel mondo, non più isolati. Il sapere che una massa di persone adotta quello stile di vita, quegli stessi oggetti, ancorché inutili, fa si che noi li si accetti come indispensabili e come tali li si adotti.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sandrosountryman.wordpress.com/573/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sandrosountryman.wordpress.com/573/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sandrosountryman.wordpress.com/573/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sandrosountryman.wordpress.com/573/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sandrosountryman.wordpress.com/573/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sandrosountryman.wordpress.com/573/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sandrosountryman.wordpress.com/573/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sandrosountryman.wordpress.com/573/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sandrosountryman.wordpress.com/573/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sandrosountryman.wordpress.com/573/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=573&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>I pregi del ricordo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 06:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La memoria degli accadimenti ci rimane dentro sotto forma di profumi, di sensazioni. Di quel certo viaggio, di quella città, di quel mercato non ci rimane l’immagine dei dettagli, ma il profumo e il colore di un insieme, certo indistinto; una sorta di macchia, di istantanea più satura di colore, sfuocata e in movimento, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=569&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La memoria degli accadimenti ci rimane dentro sotto forma di profumi, di sensazioni. Di quel certo viaggio, di quella città, di quel mercato non ci rimane l’immagine dei dettagli, ma il profumo e il colore di un insieme, certo indistinto; una sorta di macchia, di istantanea più satura di colore, sfuocata e in movimento, che restituisce ai nostri sensi un sapore, una fragranza. Così è per i libri. Non appena letti, ecco che sentiamo dentro un miscuglio di sensazioni. E poi, al rammentarli, quello stesso sentore, quella impressione generale e che connota proprio quel libro per noi, ritorna ai nostri sensi. Sempre quella.</p>
<div id="attachment_570" class="wp-caption alignleft" style="width: 217px"><img class="size-full wp-image-570 " title="Boll" src="http://sandrosountryman.files.wordpress.com/2009/09/boll.jpg?w=207&#038;h=276" alt="H. Boll" width="207" height="276" /><p class="wp-caption-text">H. Boll</p></div>
<p>Ripensando ad alcuni libri che ho letto ho in mente un profumo di carta vecchia, di intonaci, di sugo che si scalda sul fuoco. Per altri ancora ho un ricordo di nebbie, di fredde mattine nivee e solitarie, di antiche chiese fatte di pinnacoli e guglie, ferme sotto la bruna anch’essa immobile. Per alcuni invece un profumo di carni, di pieghe intime, di capelli appoggiati sulle spalle, sulle schiene e un fruscio di lenzuola fragranti. Hesse mi restituisce un profumo fresco, di vesti rosse e di capelli al vento. Vedo chiaramente ghiacciai e morene colme di detriti (il rumore che fanno le briciole di sasso, cadendo) e giovani ardenti e rosei. Donne non ne vedo. Mentre Boll mi fa intravedere case minuscole immerse nella notte; caffè sui bollitori, donne e ragazze nella penombra e sapore di burro. Ci sono degli uomini in divisa nera che camminano per le strade tenendo una lampada a mano. Tutto intorno è silenzioso: lontano lontano, gli schiocchi della guerra. Lunghe sequele di binari immersi tra i ciottoli. Il denso sapore della morte prima del tempo. Tutto, prima del tempo.</p>
<p>Come quando si ripensa ad una città che abbiamo fortemente amato. Ricordo Vienna per questo: maestosa ed elegante, dorata e distaccata; così perfettamente in ghingheri! Un sapore fresco e gentile, di merletti e avorio, di polpacci femminili di pelle candida, di carrozze che sfilano facendo piano e di divise grigie. Vetro e stucco bianco. Il vociare ubriaco nei vicoli della città vecchia, presso le osterie. Le piazze enormi titillate dai tram, crema e rosso. Il bronzo, i pinnacoli, il cielo spietato, ora bizzoso ora immobile. I pomeriggi silenziosi, in cui camminano altere delle bionde fanciulle.<br />
Gialla e bianca, Vienna l’elegante. Come rossa e azzurra è Napoli; ocra e blu è Roma, verde e bianca e rossa insieme è l’isola di Capri, baciata dal sole. Non ho un ricordo di quest’isola che non sia inondato dal sole. Pare che non possa esistere se non con il sole.<br />
Questo ricordo visivo e olfattivo delle cose che ci sono avvenute e degli affetti ormai passati (ricordo che la nonna aveva un piacevole odor di casa, di leggero bagno schiuma) ci accompagna anche nei giorni di cui non conserveremo traccia. Si tratta dei giorni sempre uguali, delle mattine che si susseguono le une alle altre come file di camion. Di esse ci tornerà un giorno una sensazione di stretta alle viscere, come quando si rammenta un ricovero, un malessere.<br />
E nell’economia della sopravvivenza questi ricordi sono indispensabili. L’unica cosa che ci preserva dalla pazzia è la certezza che prima o poi vivremo una cosa degna di essere ricordata.</p>
<div id="attachment_571" class="wp-caption alignleft" style="width: 316px"><img class="size-full wp-image-571 " title="Hesse" src="http://sandrosountryman.files.wordpress.com/2009/09/hesse.jpg?w=306&#038;h=403" alt="H. Hesse" width="306" height="403" /><p class="wp-caption-text">H. Hesse</p></div>
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		<title>Fotografia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 17:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti in forma di diario]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovinezza]]></category>
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		<description><![CDATA[Ad un certo punto della sua vita un uomo si ritrova in un botro angusto, in una crepa stretta stretta dalla quale non gli pare di intravedere la luce. Si tratta dello stesso pertugio in cui si trovo Dante “nel mezzo del cammin di nostra vita”? Non lo so, ma sento di esserci, calato del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sandrosountryman.wordpress.com&blog=3755665&post=566&subd=sandrosountryman&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ad un certo punto della sua vita un uomo si ritrova in un botro angusto, in una crepa stretta stretta dalla quale non gli pare di intravedere la luce. Si tratta dello stesso pertugio in cui si trovo Dante “nel mezzo del cammin di nostra vita”? Non lo so, ma sento di esserci, calato del tutto, del tutto senza fiato, disperso e triste e senza forze, come se me le avessero prosciugate. Faccio ogni giorno le stesse cose, con minor entusiasmo ogni volta, con slancio mancante, quasi saltando sul posto per non perdere l’aria che passa soltanto all’altezza della mia fronte. Cosa si poteva fare che non si è fatto? Qual è stata l’interpretazione errata? Quale il passo falso che mi ha condotto qui, mentre mi pareva di avventurarmi in una amena valletta, immerso tra i fiori, in un profumo morbido? Sicuramente, gran parte della colpa è mia. Credevo che questo possibile paradiso fosse facile a conquistarsi; pensavo (ora lo so di certo) errando, che sarebbe stato tutto in discesa, tutta una sequela di sorrisi e di pacche sulle spalle. Non facevo conto, imbelle, che assieme alle proprie aspettative ci sono anche quelle degli altri e che non sempre, quasi mai, quelle coincidono con le tue. Quasi mai ciò che tu credi sano e perfetto lo è. E non si tratta di una constatazione provata scientificamente: avviene che anche solo per partito preso che le cose che tu ritieni giuste per gli altri non lo siano. Si: molte volte solo per capriccio; soltanto per non darti ragione; solo per non dirti che hai fatto una cosa giusta.<br />
Allora ci sono due categorie di uomini: quelli che anche se sanno di agire nel giusto abbandonano la loro strada per amor di pace, per non dover sempre ribadirsi e ripetersi, mettersi in discussione e arrampicarsi. E ci sono quelli che no, proprio questa strada non la vogliono abbandonare, perché la ritengono l’unica percorribile, perché li fa star bene, perché capiscono che l’altra li farebbe ammalare anno dopo anno, giorno dopo giorno, di ora in ora.</p>
<div id="attachment_567" class="wp-caption alignleft" style="width: 351px"><img class="size-full wp-image-567" title="pensatore_rodin" src="http://sandrosountryman.files.wordpress.com/2009/09/pensatore_rodin.jpg?w=341&#038;h=457" alt="Rodin - Il pensatore" width="341" height="457" /><p class="wp-caption-text">Rodin - Il pensatore</p></div>
<p>Ora io sono di fronte ad un bivio. Una strada… l’altra strada. E un dolore sordo nel petto; una voglia di mettersi a piangere, mentre il tramonto si fa rosso e cantano ancora i cardellini e siamo a ottobre e non viviamo più la stessa vita.<br />
Gli amici non li sento più. La mia pigrizia alla fine ha vinto la loro caparbietà. Sapevo che sarebbe successo, perché non hanno più la cieca generosità dei quindici anni. Hanno le mogli a carico, stanno facendo un trasloco… pagano tanto di mutuo. La passione non la sento più. Anche quella dopo aver bussato per due o tre volte alla mia porta alla fine si è stancata. Ci sono pomeriggi interminabili in fondo ai quali mi rendo perfettamente conto di non avere nulla e ci sono dei lampi, infimi secondi in cui mi pare di afferrare il mondo. In questi momenti in genere ho una macchina fotografica in mano. Per il resto ci sono le altrui, monotone abitudini; c’è un silenzio sempre più ostinato, le mura bianche che anneriscono, le cose da fare sempre rimandate, le facce che bisogna vedere e le ore che bisogna contare e che siamo felici che trascorrano (che stupidi! Essere felici del tempo che passa…)</p>
<p>Ti ricordi il trasporto per la Politica (si, un tempo aveva la P maiuscola). I politici allora non avevano bisogno del pubblico plaudente e non si offendevano l’un l’altro. Avevano rispetto reciproco. Queste puttane in cerca di notorietà che si susseguono prima in uno schieramento e poi in un altro con la stessa disinvolta agilità di scippatori patentati io li guardo passare davanti allo schermo con la stessa attenzione che si pone ad una cacca sul marciapiede. Si cerca di evitarli. La passione per la politica era una cosa positiva. Si facevano certi discorsoni, ti ricordi? La massa, la forza, l’ideale… si facevano davanti ad una copiosa distesa di bottiglie verdine, dal collo sottile e poi si correva a perdifiato fin già alla fontana, a rinfrescarci la faccia.<br />
E ora eccomi qui, in questo budello senza luce, per nulla in combutta con il mondo, ma annoiato da esso, quasi inorridito dalla sua inutilità, piattezza, insulsaggine. Ci sono dei giorni che andrebbero strappati via dal calendario e ci sono attimi, quelli in cui sono in compagnia di una macchina fotografica, che hanno una luce che vale la pena mantenere.<br />
Almeno dentro il petto.</p>
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