Stasera è una luna di latte. Leggermente sfilacciata nella foschia estiva, guarda dall’alto dilavando i tetti sui quali, nel pomeriggio, è piovuto.
Lontane luce vibrano, dorate. Qualcuna si riflette sulle acque; qualche altra, sibillina, si nasconde nelle macchie. Davanti al paese che dorme qui di fronte, un cipresso fa la veglia immobile, nonostante la brezza si sollevi.
Lumi accosti ai muri sorvegliano mute case. Finestre socchiuse dalle quali s’intravede un orlo di tenda di broccato annunciano la vita. Per altro sono solo, accoccolato nella mia dolce sedia, a ricavar parole. Passeranno le ore e il freddo salirà da sotto le magnolie, seccherà l’umidità nascosta e pur le felci, intirizzite un poco, le foglie serreranno. Abbaieranno i cani, soli, ai cigli delle strade gialle e la mia finestra comunque sarà accesa. Il tutto in cerca di una parla vera, di una parola definitiva che altrimenti, nella gabbia delle cose umane, non si trova e che però dalle umane cose deriva. Rifuggire cioè quello che si ama, per guardarlo non con gli occhi appassionati, ma con il giusto distacco.
Quando lo avrò fatto mi diranno che non ho amato abbastanza. A tutti serve che questo amore che sento sia svelato eppure io non lo svelo. Rimane qui, osserva, scruta, spia e adora, ma non si manifesta.
Questa sera così bella, acquosa e stinta, odorosa di falso gelsomino che si sfa, non saprà mai quanto l’adoro. Molti non sapranno nemmeno che esisto e in questo anonimato mi è assi più facile amar le cose e le persone.
Non vorrei nemmeno esere umano, per sfiorare le cose con decenza; per non avere desideri tristi, volgari intendimenti.
Voglio amare da lontano.
E tutti mi diranno che non sono stato capace di amare.

Per arrivare a Città di Castello il locale si inerpica e scende e infine si rinerpica e ricala un’altra volta, sonnecchiando il ferro, surriscaldandosi la lamiera, infino alla mèta. E quando arriva, uno non si rende nemmeno conto che è arrivato. Non sente proclami, né vibrar tube di banda. Scende una vecchia, scende il nipotino e tutt’e due, man nella mano, agitando una rivista grigia, pigliano per la salita del paese.