Perché le persone, tutte, mi sono indifferenti?
Un tempo la timidezza me le faceva temere. Si trattava di una vera e propria paura e ritrosia che mi coglieva ogni volta ricadevo nel loro cerchio d’attenzione. Mi vedevo brutto, difficile da accettare, oltremodo noioso e per rendermi ancor più interessante, accrescevo la mia ritrosia, non parlavo che raramente e guardavo di sottecchi, con l’espressione imbronciata di chi vuole in realtà attirare l’interesse.
Ma le persone andavano avanti da sé, senza alcun bisogno della mia presenza. E’ grazie alla loro noncuranza che ho imparato ad amare l’arte. Il piacere per l’arte non è condivisibile: come tutte le grandi emozioni è da viversi in esclusiva solitudine. Le passioni collettive si chiamano mode, si chiamano calcio e sono effimere. Le uniche mode durature sono quelle che servono a tenere sotto controllo la massa e perciò si affinano, si fanno più intelligenti e penetranti.
Non mi interessavano particolarmente le donne. Paradossalmente, mi erano più attraenti quei ragazzi con i quali era possibile spartire un parere su quel poeta, su quella tale musica. Con il tempo capii che questo è un lusso che ci si può permettere solo da giovani. Alla mia età piace invece la giovinezza delle donne, la loro sfacciata bellezza e i capezzoli dritti e impenitenti. Con l’età arrochisce la voce e la decenza. Tutto deve essere consumato in fretta, perché si avvicina il momento in cui non si potrà più pensare di consumare. Gli sguardi diventano laidi e ci si fa forti di una sfacciataggine che da giovani non avevamo; senza contare che quella sfacciataggine sguaiata che ora esibiamo come esperienza ci allontana le giovani come se fossimo pestilenziali.
Nemmeno ora mi interessano particolarmente le donne: o meglio solo alcune, che appaiono più femminili del solito, quelle che sfuggono dalle orbite e allo stesso tempo hanno il potere di attrarre i satelliti, gli sguardi. Che sanno camminare sui tacchi alti con alterigia e distacco.
Sono una su un milione, ma una di esse vale tutta la astinenza del mondo.
Un vantaggio che si acquisisce da maturi è la discreta libertà che si gode nel dire la propria. Nessuno ci bada, per questo è possibile. Con il tempo si impara che più si è schietti, più questa schiettezza sarà apprezzata, perché la gente non comprende la sincerità: intuisce solo la malizia e la bugia. La verità la lascia passare senza far motto, perché complica la vita, perché fa pensare.
E così non ho nessuna stima della gente, del mio popolo, dei miei coetanei. Non ho nessuna stima di me, d’altra parte.

E’ come fare fotocopie di fotocopie, continuamente. Una fotocopia dietro l’altra del foglio che esce dalla fotocopiatrice, lasciando da parte l’originale. Il primo foglio esce del tutto uguale al suo modello; ha persino il pulviscolo dell’originale, la ditata che lasciò chi vi appose la firma che sta in calce. Continuando, il secondo rimane uguale al primo e il terzo, se la fotocopiatrice è di ottima qualità, non si discosta dai suoi predecessori. E così il quarto, il quinto… poi piano piano le copie cominciano a sbiadirsi, a presentare i primi caratteri slavati. Un punto non si distingue più tanto, una virgola si scambia per un punto, un apostrofo non si vede neanche. E più si va avanti e più, del modello originale con i suoi TIMES NEW ROMAN orgogliosi e vispi, non rimane che un alone ancora leggibile ma slavato, pallido, senza impatto.