E’ di nuovo tornato il sole dopo un giorno di pioggia pesante. Il cielo è così terso che le cose sbucano sorprendendoti dalle ombre. Ti fa sobbalzare di piacere tutta questa esterrefatta luce, questa baldanza di tonalità e di contrasti. Sto aspettando che il gommista si tolga il soprabito dopo aver aspettato che facesse colazione e che parlasse della partita di ieri con quel simpatico della ferramenta, che più guadagna più s’ammusonisce.
Gli spiego che la ruota sembra sgonfiarsi. Gli s’avvicina, la palpa, scuote la testa.
- Hanno fatto il lavoro fatto male… si vede che è bucata da una parte e loro l’hanno tappata da un’altra… tocca smontare e vedere! –
Dieci euro, come niente! Penso.
- Va bene; in tutti i casi io sono al bar. Torno tra poco. –
Mi fa cenno di si con la testa: s’accuccia e infila il cric.
Il bar è proprio lì accanto. Questi bar di piccoli paesi ostentano arredamenti da gran parata ma sono gestiti sempre dagli stessi tarpani. Siccome pensano che tutto gli sia dovuto, quando entri non ti salutano nemmeno. Lei avrà sessant’anni: si tinge la testa di un rossiccio slavato e indossa una maglia turchina con le maniche tirate su. Lui è più ben messo: tipo un impiegatino del catasto che la moglie ha costretto dietro al bancone di un bar. Mi guarda in maniera timida: allunga il dito verso di me.
- Lei aveva chiesto… – e si interrompe. In realtà non avevo ancora chiesto. Ecco, mi dico, perché i bar hanno questo successo. Sono caldi comunque, profumati e accoglienti anche se chi li gestisce se ne frega di te. Una sorta di meretricio anche questo, se ti metti a riflettere. Qui entri perché ti va, anche sapendo che al barista non interessa minimamente di te, che è lo stesso tipo di rapporto che ha il cliente con la puttana, a ben vedere. In più sei consapevole che la schiuma del cappuccino ti ammazza il colon e che il cornetto ti squaglia il fegato. La colazione al bar, a ben vedere, è una delle più grandi forme di oltraggio che ci è rimasta da consumare, a noi poveri nessuno.
- Un cappuccino… – gli rispondo. In realtà non mi va. Ecco: un’altra cosa che c’è da dire sui bar è che la gente alle volte ci va non avendo voglia di andarci. Si dice: “Ti andrebbe un caffè?” quell’altro fa una faccia quasi scocciata, storce la bocca. Pare che ti fa un favore. Poi aggiunge: “Massì! E prendiamoci questo caffè!”
Accanto a me prendono la colazione completa due novelle mamme. Mia moglie mi ha insegnato a riconoscere le donne che hanno la grana da quelle che ne sono sprovviste. Queste sono benestanti: hanno lo stivale tono su tono con il pastrano e la borsa di quelle fatte a carta geografica che, Dio mi perdoni, non ho mai capito perché hanno successo. Per dire: ma perché quelle piacciono e magari, quelle che hanno un altro tipo di decorazione no? Io lo so il motivo, ma anche qui mia moglie dice che non è vero, che sono prevenuto, che sono orso… il motivo è che siccome piace a molte, diventa un oggetto di culto. No, perché a dire il vero, sono sinceramente brutte! E quel motivo lì lo hanno riprodotto su portachiavi, trusse per il trucco, cinture, camicie!!! Addirittura sulle camicie!!!
Queste signorine addanarate si guardano intorno mentre solluccherano il cappuccino. Sono soddisfatte: si vede. Hanno accompagnato i bimbi a scuola (abitano a trecento metri ma sono venute con il SUV) e ora sorbiscono la colazione con gusto, chiacchierando.
- Quando in questa scuola c’era Suor Mirta era tutta un’altra cosa! Anche io partecipavo con più entusiasmo! –
- Cara mia! Che non lo sai che quando le cose cambiano non cambiano mai per il meglio? –
- E’ vero! Non cambiano mai per il meglio! Mi ricordo che c’era la festa dell’albero, la festa dell’orfanello, la festa del miserando… ora non fanno più niente! Si portava ognuno una cosa. I bambini vivevano di più la scuola in quel modo lì… io non lo so… io non lo so… -
- Ti ricordi quando venivano i bambini da Kiev e stavano con noi l’intera estate? Arrivavano bianchi in faccia, morti di fame… quando tornavano in Russia erano rifioriti… e poi io sentivo in cuor mio di aver fatto del bene… almeno per due mesi avevano mangiato, s’erano vestiti… erano stati al mondo! –
Sentendo questa sorta di rammarico per i bambini sfortunati della Terra la signora mordicchia il suo cornetto con la marmellata giocherellando con il solitario che ha al dito.Oggi c’è il Vescovo e tutti sono in subbuglio. Nessuno lo sopporta epperò, in quanto Vescovo, non si può mancare di fargli omaggio. La cittadina frigge di traffico; sono tutti presi a correre in qui e in là. E poi la giornata luminosa e frizzante mette voglia di vivere di farsi vedere… Io bevo in fretta il mio latte e caffè (lo sento bruciare in gola, mentre scende) e già immagino lo sconquasso che potrà provocare al mio povero intestino. Intanto le due donne sono uscite al fresco, si siedono al tavolo e iniziano a fumare. Le donne benestanti si vedono anche dal fatto che accavallano le gambe. Voi avete mai visto una donna del popolo accavallarle? Le donne del popolo stanno sedute un po’ curve, infagottate nei loro pastrani “verdone”, a “quadri” e sono sul chi vive, si vogliono sbrigare, pare che quella sosta al bar è troppo lusso per loro. Si sentono in colpa. In genere le donne comuni hanno con sé la sporta della spesa. Non saprebbero proprio dove metterla. E fumare? Fumare non se ne parla proprio.
Accavallano le gambe e quando gettano la sigaretta lo fanno con noncuranza, senza preoccuparsi dove questa va a cadere. Quella io lo so, rotola in un tombino, finisce in un angolo sbagliato della grata, s’infila in un pertugio che corrisponde ad un condotto del gas. Il calore viaggia per qualche centinaio di metri e fa esplodere un appartamento dove vivono costipate e malaticce una anziana pensionata di Napoli e sua figlia che non s’è mai voluta sposare. Colte nell’ultimo sonno dall’eplosione non si sono accorte di nulla. Come si suol dire? Passate dalla vita alla morte!
Il mio cappuccino è finito. Quel che ne resta si raggruma in fondo ad una tazza marrone. Pago e vado senza salutare, corrisposto. Fuori c’è più freddo. Si è alzato di più il sole. Il gommista sta chino e rimonta la ruota.



