“Buonasera signora, siamo della Midiasir, vorremmo sapere se conferma il suo abbonamento”
Tutte così iniziano le telefonate. Si deve impostare la voce in un certo modo ed essere sempre cortesi ed affabili, anche se all’altro capo del telefono c’è un politico.
Stefano mi racconta questo suo lavoro momentaneo stando seduto elegantemente, con le gambe accavallate e il corpo lungagnone adagiato sulla sedia che gli sta piccola. Una laurea in comunicazioni e un lavoro precario, anzi due, perché oltre a lavorare alla Midiasir fa il perforatore di dati per un mentecatto.
Si tratta di un ragazzo educato e con una certa cultura, tutte cose che oggigiorno non servono per campare. E’ venuto a portare un plico a mia moglie e ci discute amichevolmente, agitando le mani enormi e muovendo dolcemente la bocca molle, piacevole, ornata da una barbetta sottile.
Ci racconta che per ogni due ore di lavoro si fa un quarto d’ora di pausa. E in questo quarto d’ora di pausa ci deve scappare un caffè, una chiacchiera, una sigaretta. Mia moglie lo ascolta e trasale: quelli della nostra generazione non sono abituati a questo tipo di lavoro alla “rematori” di trireme romane. Lui ci racconta che se uno deve fare un bisogno urgente si deve prima trovare una linea che lo sostituisca, perché pare che non ci debbano essere linee “morte”, inoperose.
Io un po’ questa cosa la sapevo, perché la figlia di una mia collega, anche lei lavoratrice al call center, ci raccontò che le contavano anche i secondi in cui la cornetta rimaneva attaccata. Al che tutti si reagisce allo stesso modo: “ma che barbarie!” oppure “ma che mondo schifoso!” oppure “Ma guarda come s’approfittano!” Ma nessuno di queste persone che si scandalizza tanto si chiede il motivo e lo scopo di tutto questo lavoro seriale ed alienante, che in compenso quello in fabbrica è di alto profilo.
Stefano ci racconta ridendo il tenore delle telefonate che riceve. Lo fa sorridendo in maniera amabile, ma anche amara.
“Molti” racconta “telefonano allarmati perché se non rinnoveranno il contratto in tempo non potranno vedere il Grande Fratello 24 ore su 24… Una signora telefonò disperata perché non avendo la tessera, quella sera suo marito avrebbe perso la partita di pallone della sua squadra del cuore…”
Voglio dire, siamo noi che li sfruttiamo sti ragazzi: hai voglia a mettere la testa sotto al sasso! Se non avessimo il bisogno imprescindibile di sentire e vedere quei cinque sei chiusi dentro quella casa, molto probabilmente questi ragazzi che ora sono costretti a stare otto ore con il telefono alle orecchie per uno stipendio da fame avrebbero un lavoro più decente; un lavoro che starebbe in Italia, non in Cina o in India.
Quando ci scandalizziamo per le condizioni di lavoro che oramai vigono in Italia avendo votato chi ora sta al Governo è come quando facciamo le catene di Sant’Antonio su Facebook chiedendo amore e fratellanza per il popolo di Haiti, che fino ad un giorno prima visitavamo da turisti e nemmeno ci curavamo di conoscere così a fondo da sapere che è un paese di morti di fame.
C’è una frase che mia madre mi ricorda sempre. “Ognuno è causa del suo male” oppure “Chi è causa del suo mal pianga se stesso…”
Ahhh, quant’ erano saggi una volta i vecchi!