Tace la notte delle fronde smosse
E della luna incerta su nel cielo
La notte che è tua e mia
E mi consola
che ci dividiamo queste ore
con il desiderare di sognarci.
Io non ti vedo ma ti sento ognora
Tra le vibrisse dei taciti gatti
Sulle cime degli austeri pini
Mentre i bambini ridono che è tardi
E vanno ancor per via, bighellonando.
Sugli orli delle pentime
Nei boschi che occhieggiano nel buio
E sulla fredda superficie scura
Del lago silenzioso.
non sei mai stata tu così distante
Da non poter sentire il tuo respiro.
mai abbastanza
Per non immaginare
Le calde braccia strette intorno ai fianchi
e i bianchi seni, nei quali scorre vita
e le pallide cosce
e la violenza
di cui pure è fatta la dolcezza.
Tace quindi, per le fronde smosse
la notte che ci accomuna
e questa notte
come tutte le notti ci ameremo.

