Ciao e di nuovo auguri, amico mio.
Ho aperto le finestre; l’aria estiva non vuol smettere di baciare le cose. Gli uccelli che migravano sono rimasti sui rami, rabbrividendo solo un po’ al mattino per quel leggero accenno di gelo che scende poco convinto prima che sorga il sole. E cinguettano come a dire: “fatica in meno, rimarremo qui, rischiando di diventare obesi e facendo scricchiolare i rami”. Da lontano, da molto lontano arriva il traffico della domenica: lento e permissivo. Qualche latrato di cane, raschiare di giardiniere, lontane sirene di seconde case.
E’ una domenica come ce ne sono state tante altre. Le poche cose da fare; le tante ore ad attendere che passino. Per questo hanno inventato la televisione; per questo hanno inventato la televisione su misura, dove puoi rivedere cento volte lo stesso film, avanti e indietro. Io durante il giorno accendo il televisore solo se sto male. Con la febbre mi piace guardare i programmi della mattina, quelli che parlano del passato, del nostro recente passato, tanto diverso ormai da essere mitizzato. Gli anni ‘50, gli anni ’60. E’ come se rivedessi in quelle giovinette dai capelli fitti e dagli abitini pieghettati mia madre da giovane. Per il resto non lo accendo che a sera tardi, lo ammetto, per vedere qualche film alla Pay TV di mio figlio. E mi chiedo quale sia la differenza di questo tipo di programmazione da quello normale, visto che la pubblicità oramai anche qui la fa da padrona. Mi direte che ci sono le partite di calcio. Ah si, il calcio.
Sarebbe quello sport che ormai trasmettono tutte le sere, tutte le sere, come una costante droga straniante.
Mi ricordo la prima televisione: un cassettone nero con solo il primo e secondo canale. Si cambiava il canale pigiando un tastone di plastica argentata alla base. Io lo pigiamo con il palmo della mano aperta. Era un prodigio veder cambiare canale. E fu un evento sintonizzarsi per la prima volta sul canale privato locale, dopo aver percorso minuti e minuti di nebbia fitta. Su quel canale al giovedi trasmettevano il film vietato: quelle commediette
italiane con il dottore perennemente eccitato e l’infermiera mai completamente nuda.
Le immagini andavano e venivano, ora attraversate da una foschia lattiginosa. Era un bianco e nero tendente al magenta.
E mi ricordo il primo televisore a colori: colori colorati! Erano rossi densi e formicolanti; gialli ipnotici. Le prime orribili serie americane… Dio mio! Love Boat! Dallas! Dio mio!
Se c’è un momento in cui si può cominciare a parlare di decadimento della cultura italiana in generale e di caduta di intelligenza collettiva bene è il momento in cui sono iniziate le prime serie TV americane.
Io al mattinola TV non la accendo. Abbiamo un bel televisore ultimo tipo enorme ed accessoriato (non averlo ci avrebbe fatto sentire una minoranza miserella, forse) ma non lo accendo. Preferisco essere colto da una noia sana, piuttosto che da una becera euforia da reality.


